Il Credit Default Swap rappresenta, in finanza, uno strumento complesso che analizza e valuta gli effetti di un possibile fallimento creditizio, fungendo al contempo da meccanismo di copertura del rischio; vedremo a seguire in cosa consiste.

Creati per la prima volta dal noto istituto finanziario americano J.P. Morgan, agli inizi degli anni '90, tali strumenti cosiddetti derivati hanno riscosso nel corso del tempo notevole successo e sono stati utilizzati per coprire diversi rischi riguardanti sia enti privati, come istituti di credito o bancari, che addirittura gli Stati. E proprio le principali banche, nel tempo, sono diventati i maggiori acquirenti di questi strumenti, mentre le compagnie d'assicurazione i più importanti venditori.

La natura del Credit Default Swap

In modo semplificativo il Credit Default Swap (CDS) è un accordo tra un acquirente (protection buyer) e un venditore (protection seller) attraverso il quale il venditore si impegna, a fronte del premio periodico corrispostogli dall'acquirente, a effettuare un pagamento.

Possiamo definire il Credit Default Swap come un baratto riguardante tre operatori (X, Y e Z), nel quale:

  • X acquista da Z un titolo;
  • X paga a Y, mensilmente, una certa somma;
  • Y si impegna a risarcire X del valore del titolo di Z, nel caso quest' ultimo vada in bancarotta.

In pratica l'operatore Y viene pagato per assicurare che il titolo sia rimborsato alla scadenza; il Credit Default Swap agisce così come una vera e propria polizza di assicurazione. 

Gli scopi del Credit Default Swap

Mentre il vantaggio per il protection seller è quello di assumere posizioni su un periodo, percependone i proventi senza finanziarle.
Ovviamente più il mercato dei Credit Default Swap teme l’insolvenza del buyer, più il venditore aumenterà il suo “premio”. Da questo indicatore si può capire quanto un Paese sia sull’orlo del default: è quanto sta succedendo nel 2014 in Venezuela, dove il prezzo dei CDS sono decollati, un segnale dei mercati finanziari che fa capire quanto sia in bilico la situazione nel Paese di Nicolas Maduro. In Venezuela infatti l’inflazione è oltre il 60%, è crollato il mercato edilizio, delle costruzioni e delle industrie e c’è il rischio che il Governo non abbia in cassa i soldi necessari per pagare le cedole visto che i titoli di Stato (del valore di circa 6 miliardi euro) a breve scadranno.

Tuttavia, nel corso del tempo, tali strumenti sono divenuti mezzo anche di attività speculativa da parte di soggetti finanziari spregiudicati. Infatti, in questi casi, tali soggetti acquistano una protezione dal rischio anche se non posseggono niente da proteggere, ma aspettando semplicemente che un determinato rischio aumenti e quindi la protezione acquistata tenda a valere sempre più. In caso di fallimento, il soggetto acquirente potrà ottenere un rimborso del valore dei titoli, che in pratica non ha mai avuto. 

Per semplificare, è come se il tizio A decidesse di assicurare la macchina di un suo vicino o di uno sconosciuto, pagando a loro posto il premio relativo, contro eventuali furti o incendi. E nel caso che tali eventi si avverassero, il tizio A ne otterrà il rimborso. Tale esempio si può allargare anche ai rischi riguardanti eventuali titoli di Stato di Paesi sovrani, come possono essere Grecia o Italia. Come si può facilmente intuire, i Credit Default Swap possono essere utilizzati anche in maniera fraudolenta, per provocare situazioni di rischio, anche quando questi non vi siano in realtà.

La durata del CDS

Credit Default Swap

Il Credit Default Swap solitamente ha una durata di 5 anni, anche se le parti possono stabilire un periodo differente. Il Credit Default Swap è quindi uno strumento che fornisce informazioni circa il "reale" rischio di fallimento della società che ha sottoscritto il debito su cui il CDS poggia.
Oggi poi, il valore del cds ha il pregio di essere aggiornato in tempo reale sul mercato.

Ed a proposito di mercato, la compravendita di tali strumenti non avviene in quelli tradizionali e regolamentati, bensì nei cosiddetti OTC (Over The Counter), che sono paralleli ai primi e rappresentano tuttavia un importante settore del mondo finanziario complessivo. Tali scambi bilaterali tra gli operatori (che fungono da domanda e offerta) avvengono per via informale e attraverso contatti telefonici o telematici. E proprio questa informalità permette una considerevole libertà delle condizioni contrattuali (anche personalizzabili) tra le parti.

Gli svantaggi del Credit Default Swap

Lo svantaggio dei CDS è quello di rappresentare un pericolo per la finanza mondiale, poiché se fallissero i colossi assicurativi o finanziari (es. Citigroup) i CDS sarebbero obbligati a rimborsare degli importi elevatissimi e la liquidità di cui necessiterebbero metterebbe in crisi il sistema finanziario mondiale.

La riforma dei CDS

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E’ stata battezzata come la più grande riforma del mercato mondiale, quella che ha interessato i Credit Default Swap, per i quali la riqualificazione vale 17.000 miliardi di dollari. Gli enti regolatori sono stati indotti ad arrivare a questa riforma dopo la sconvolgente crisi economica che ha colpito la Grecia con relativa ristrutturazione del debito economico del Paese ellenico e dopo ciò che avvenne nel 2013 quando l’Olanda sequestrò obbligazioni del prestatore di garanzie SNS Reaal NV, uno dei colossi in materia. I garanti hanno ordinato nuovi termini per una maggiore protezione e nello specifico gli interventi riguardano:

  • aumento del prezzo delle assicurazioni per le obbligazioni bancarie junior
  • aumento della simil cosa per quanto riguarda i titoli di debito sovrano
  • aumento dei cosiddetti “credit events”: l’elenco è stato ampliato dagli enti regolatori per permettere il salvataggio degli istituti bancari anche tramite l’apporto e l’aiuto di un privato

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Soddisfazione è stata espressa dagli addetti ai lavori che hanno salutato questa nuova riforma come un tassello importante e ormai non più rinviabile per il futuro. Abel Helizalde, strategist per il credito della filiale di Londra Citigroup, ha dichiarato che con queste nuove modifiche i Credit Default Swap sono ora più robusti, rendendoli più efficaci ottimizzando al meglio nello stesso tempo il settore dei titoli ad alto rendimento.
I nuovi criteri vengono aggiornati ogni centottanta giorni, ossia sei mesi, quando in base alla situazione corrente le aziende vedono cambiare o modificare il giudizio delle agenzie di rating, con lo scopo di rendere più adeguato il costo della protezione e di conseguenza della negoziazione. 

L'articolo è stato scritto dalla Redazione di ElaMedia Group