Dopo aver parlato di tasse oggi ci occupiamo di un altro argomento che siamo sicuri vi ineteresserà: l'assegno universale. L’assegno universale è una misura che trova unità di intenti e consenso trasversale, la cui difficoltà di formulazione e attuazione è principalmente legata all’assenza o ridotta copertura finanziaria. L’idea di un assegno universale nasce per contrastare l’ipotesi di pensionamento anticipato all’età di 63 anni con almeno 20 anni di contributi e una penalizzazione del 10% sullo stipendio. I destinatari dovrebbero essere gli over 55 senza reddito che possiedono un conto corrente senza stipendio o busta paga accreditata. L’assegno universale prenderebbe la forma di un “sostegno” al reddito per i disoccupati che trovano difficoltà a reinserirsi nel mondo del lavoro, principalmente per motivi di età e per questo si ipotizza una platea di probabili beneficiari negli over 55 i quali sono difficilmente ricollocabili nel mondo del lavoro, ma allo stesso tempo sono lontani dal pensionamento.

La determinazione dell’importo dell’assegno varia in base alle singole situazioni a partire da un assegno di 500 € mensili per il beneficiario diretto disoccupato, a cui si potrebbero aggiungere 150 € per ogni adulto a carico (per esempio il coniuge) e ulteriori maggiorazioni in presenza di figli minori (fino a 14 anni) a carico. Le stime svolte dai simulatori prevedono l’erogazione di una cifra media di 1350 € al mese per una famiglia di 4 persone con due figli minori a carico.

Il motivo per cui la misura non è stata ancora varata è perché si è ancora in una fase di valutazione della copertura finanziaria e di come apportare la modifica integrandola o sostituendola al reddito di cittadinanza e al meccanismo di pensionamento definito come “quota 100”.

L’assegno universale di natalità 

Un primo approccio all’introduzione dell’assegno universale è stato l’assegno di natalità, una misura a tutela delle famiglie con figli minori e che dal 2020 assume un carattere universale perché destinato a tutte le famiglie indipendentemente dal reddito, ma a scaglioni. Gli importi del nuovo assegno universale di natalità per il 2020 cambiano nel modo seguente:

  • 160 € di bonus per i redditi fino a 7000 €;
  • 120 € di bonus per i redditi fino a 40.000 €;
  • 80 € di bonus per redditi oltre i 40.000 €.

Per il secondo figlio  a carico è prevista una maggiorazione del 20%:

  • Fino a 96 € al mese per redditi superiori a 40.000 €;
  • 104 € al mese per redditi compresi tra 7.001 € e 40.000 €
  • 192 € al mese per redditi pari o inferiori a 7.000 €.

L’assegno universale di natalità non è ancora richiedibile perché al vaglio del Governo ed è ancora in fase di discussione in vista della legge di bilancio 2020.

Assegno universale

In cosa consiste la proposta di Legge? L’assegno universale di natalità nel 2020 dovrebbe sostituire l’attuale bonus bebè per diventare un maxi fondo per le famiglie che contiene l’insieme dei sostegni identificati come:

  • bonus nascita;
  • bonus bebè;
  • bonus asilo nido.

Insieme all’assegno universale dovrebbe essere introdotta anche la Carta Bimbi per pagare l’asilo nido o la baby sitter. A partire dal 2021, si introdurrà l’assegno unico per figlio a carico, una misura che prevede l’azzeramento di tutte le forme di sostegno alle famiglie con almeno un figlio a carico a favore di una tipologia unica di sostegno valida per tutte le famiglie indipendentemente dal reddito, dal lavoro svolto dal richiedente. In questo modo si vuole ottenere una distribuzione equa e certa per tutte le famiglie con figli a carico. All’assegno unico, verrebbe affiancato anche una misura di annullamento delle rette per gli asili nido e micro nidi a partire dall’anno scolastico 2020-2021 con il contestuale e auspicabile ampliamento della disponibilità di posti soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno.

In cosa consiste l’assegno unico per figlio a carico dal 2021

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Se la proposta viene accettata e inserita nella Legge di Bilancio  2019, l’assegno unico per figli a carico andrà in vigore a partire dal 2021 e sarà corrisposto negli importi seguenti:

  • fino a 400 € al mese per figli a carico da 0 a 3 anni per il pagamento delle rette di asili nidi o baby sitter;
  • fino a 160 € al mese per figli a carico da 0 a 18 anni;
  • fino a 80 € al mese per figli a carico di età compresa tra 19 e 26 anni.

Per ciascun figlio con disabilità è prevista una maggiorazione del 40% (art. 3 della Legge n. 104 del 5 febbraio 1992). Inoltre, è prevista una “dote” per i figli a carico con disabilità dal compimento del 3° anno di età fino al quattordicesimo anno di età nella misura di una ulteriori maggiorazione del 40% dell’assegno.

Si definisce figlio a carico quando il reddito di quest’ultimo non è superiore a 2.840,51 €, calcolando:

  • la quota  di reddito dei fabbricati;
  • eventuali retribuzioni di enti, organismi internazionali, consolati, organi clericali e simili;
  • la quota esente di redditi da lavoro dipendente svolto presso aree di frontiere, paesi limitrofi in via continuativa o rapporto esclusivo di soggetto residente in Italia;
  • reddito di impresa o lavoro autonomo soggetto a imposta sostitutiva nel regime dei minimi o per nuove attività produttive.

Nel calcolo del reddito per il limite di 2840,51 € per figlio a carico non si computa il reddito derivato da rendita catastale su immobili non affittati, mentre ai fini della formazione del reddito va calcolata la rendita catastale dell’abitazione principale e relative pertinenze. Il limite di reddito per figlio a carico si intende per i figli di età non superiore ai 24 anni.

I requisiti per richiedere l’assegno universale di natalità sono:

  • avere almeno un figlio a carico nato da gennaio 2020;
  • non sono previsti limiti di reddito;
  • la soglia di reddito è necessaria solo per determinare l’importo spettante in base agli scaglioni di reddito.

In attesa di approvazione della Legge, gli importi e le scadenze possono variare.

Cautele e rischi per chi emette un assegno: scopriamoli insieme

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Esistono dei requisiti formali che, durante l’emissione di un assegno, devono essere rispettati con estrema attenzione durante la compilazione. La data risulta rilevante perché, dalla data che viene segnalata dall’emittente, decorre il termine utile per l’incasso. Il rischio che può derivata da una post-datazione, comporta dei rischi non indifferenti, specialmente se chi emette l’assegno stesso non dispone di denaro sufficiente al momento dell’emissione garantita. Altro parametro da considerare nel corso di un’ emissione è l’importo, che va indicato due volte: una volta in cifre e l’altra in lettere (quest’ utlima indicazione prevale nel caso in cui ci fossero discordanze. Per prevenire eventuali rischi, i decimali vanno sempre indicati dopo la virgola dell’importo in cifre, anche dopo l’importo in lettere anche se sono pari a zero. In questo modo, nel corso della lettura dell’assegno, si eviterà che, dopo l’emissione, la cifra possa subire delle variazioni nell’importo con l’aggiunta di altre cifre che possono modificare radicalmente l’importo stesso. Continuando, nella compilazione dell’assegno, indispensabile è l’indicazione del beneficiario, che consente a chi emette l’assegni di capire chi sia la persona a favore della quale viene disposto il versamento. Se si vuole la unidirezionalità del movimento, si può indicare la clausola “non trasferibile” che è di fatto preferibile per gli importi pari o superiori a 1.000 euro. Il rischio in cui si incorre durante l’indicazione del beneficiario sta proprio nella clausola di non trasferibilità perché, anche nei casi in cui non è obbligatoria, si preferisce evitare che l’assegno circoli tra troppe persone e che arrivi ai destinatari dell’emittente. Infine, ciliegina sulla torta, c’è la firma, che sappiamo essere la parte più delicata. La firma deve essere inserita dall’emittente e vale come ordine, per la banca, di effettuare il pagamento. Proprio la firma deve essere identica a quella depositata in banca. Ma quali sono i rischi relativamente alla firma? Che la firma apposta a mano e corrispondente a quella depositata, evita il rischio di perdite in caso di falsificazione della firma ma, se la banca non rileva la corrispondenza, la falsificazione della firma non consente a chi ha fatto l’assegno di recuperare eventuali pagamenti.

L'articolo è stato scritto dalla Redazione di ElaMedia Group