Il termine “arbitraggio” in finanza indica un’operazione di acquisto di un asset o attività finanziaria su un dato mercato per rivenderlo successivamente su un altro mercato, facendo leva sulle differenze di prezzo con lo scopo di ottenere un profitto maggiore. Il guadagno, tuttavia, si realizza solo se il ricavo ottenuto supera i costi legati all’operazione di trasferimento di un bene, servizio o asset da un mercato all’altro e senza comportare rischi per l’investitore.

Quali sono le dinamiche che regolano l'Arbitraggio?

L’arbitraggio consiste, dunque, nell’acquistare dei beni o servizi finanziari su un mercato per rivenderli a prezzo vantaggioso su un altro mercato dove risultano avere un valore maggiore. L’arbitraggio si differenzia dalla speculazione perché pur essendo entrambi a scopo di lucro, l’arbitraggio si basa sulle differenze di prezzo su mercati differenti, mentre la speculazione sfrutta le differenze di valore all’interno dello stesso mercato “giocando” sul fattore tempo. In sostanza, mentre la speculazione sfrutta il “fattore tempo” tra una compravendita e l’altra all’interno dello stesso mercato, l’arbitraggio sfrutta il “fattore spazio”, attuando le compravendite su mercati diversi. L’arbitraggio gioca sulla differenza di prezzi attribuiti ad uno stesso bene o servizio su due mercati diversi, ma nello stesso momento. L’investitore che decide di agire con l’arbitraggio, ovviamente, cercherà di acquistare a prezzo contenuto per rivendere lo stesso bene su un altro mercato a valore superiore: per esempio, acquisto una materia prima a 1 in Brasile per venderlo contestualmente a 1,5 in Cina dove la stessa materia vale di più. Il vantaggio dell’arbitraggio è tutto basato sul fattore spazio e la differenza di prezzi tra i mercati, ciò comporta una profonda conoscenza dei diversi mercati e delle logiche di attribuzione dei prezzi. I fattori di rischio sono elevati perché il prezzo di un titolo, bene, servizio, materia prima o derivati dipende da numerose variabili, spesso imprevedibili, ma si tratta di un’opportunità di profitto valida per gran parte degli strumenti finanziari presenti sui mercati.

Negli ultimi tempi, come era prevedibile che accadesse, l’arbitraggio si è diffuso anche negli e-commerce, si parla infatti di “arbitraggio Amazon”.
L’esempio forse più calzante che possiamo fare in tal senso riguarda la vendita di un vestito, chi acquista online sa già che spesso lo stesso prodotto può avere prezzi piuttosto differenti nei vari siti.
Poniamo il caso che questo vestito costi 150 euro su eBay e 100 euro su Amazon, allora qualcuno potrebbe creare un’inserzione su eBay dello stesso vestito ad un prezzo inferiore (per esempio 130 euro) senza effettivamente acquistarlo. Se e quando l’inserzione andrà a buon fine allora il venditore si limiterà ad acquistare l’abito su Amazon a 100 euro e spedirlo direttamente al destinatario, guadagnando in questo modo ben 30 euro.
Ecco che allora si ha un vero e proprio sistema da seguire che prevede:

  • Il possesso di un account di venditore professionale Amazon (dal costo di 39 euro al mese per chi vende più di 40 oggetti nell’arco di tempo citato);
  • L’applicazione Profit Bandit per iPhone o Android dal costo di 10 dollari al mese (ma se ne consiglia comunque l’utilizzo perché in grado di descrivervi la popolarità di prodotti e prezzi venduti su Amazon in tempo reale);
  • Almeno una somma iniziale da investire pari a 150-200, da cui è possibile ricavare almeno il doppio.

Insomma, come avrete ben capito si tratta di un vero e proprio “giro di affari” che è possibile creare autonomamente cercando consigli e facendo esperienza.

La teoria dei prezzi: ecco di cosa si tratta

immagine esemplificativa di arbitraggio

Tale teoria è un modello tecnico multifattoriale basato sulla relazione tra il rendimento atteso dell’attività finanziaria ed il suo rischio.
Il modello è stato progettato per catturare la sensibilità dei rendimenti in relazione alle variabili macroeconomiche, un mezzo utile per gli investitori e gli analisti al fine di utilizzare questi risultati per aiutare i titoli di prezzo.
Strettamente correlata a tale teoria è la convinzione che i titoli non denunciati possano rappresentare dei vantaggi in termini di profitto a breve termine e senza rischio.
Il modello di teoria dei prezzi di arbitraggio standard è impostato per considerare diverse variabili macroeconomiche tra cui: i tassi di interesse e quelli di inflazione, i prezzi dell’energia, la disoccupazione e la sovrapproduzione.
Il modello, dunque, tiene conto tanto dei rischi sistematici quanto di quelli specifici di un’azienda, pesando i rispettivi impatti sui rendimenti.
Il modello genera prezzi di sicurezza che vengono confrontati con quelli di mercato effettivi, le diffusioni presenti tra i due rappresentano le opportunità di arbitraggio per l’investitore.

Differenze tra arbitraggio puro e arbitraggio di rischio

L’arbitraggio puro consiste in operazioni di compravendita che traggono vantaggio dalle cosiddette “criticità” del mercato perché sfrutta beni e asset di valore uguale, ma negoziati a prezzi diversi sui mercati. Si tratta di una tipologia di arbitraggio considerata sicura e priva di rischi, sebbene le attuali tecnologie “impediscono” di fatto di poter trarre vantaggio dall’arbitraggio puro proprio per evitare eccessive facilità di guadagno o distorsioni e manipolazioni dei mercati.

L’arbitraggio puro viene così reso più difficoltoso a favore di tipologie più rischiose. L’arbitraggio di rischio, infatti si differenzia da quello puro perché non si basa sulle differenze di valore in tempo reale, ma su previsioni di operatività di un asset o un bene valutati in base all’ipotesi di un prezzo destinato a cambiare rapidamente, per esempio puntando sulla compravendita di titoli azionari di una società in fase di acquisizione il cui rischio è rappresentato da una variazione di prezzo che potrebbe non avvenire mai in caso di fallimento della trattativa di acquisizione.

L’arbitraggio puro o di rischio può essere attuato in tutte quelle situazioni in cui si evince un’incoerenza tra i valori di mercato di un bene, servizio o asset e giocando su quei mercati in cui l’offerta è bassa, ma la domanda è alta, laddove si riduce il prezzo su un dato mercato i beni risultano più abbondanti e quindi più economici da acquistare con un conseguente aumento della richiesta altrove con un notevole profitto nella vendita del bene, appunto, altrove dove la richiesta è più alta.

Per operare con l’arbitraggio è indubbio che occorre studiare e conoscere le dinamiche e i dati relativi a diversi mercati finanziari, con l’aiuto attualmente di specifici software in grado di coadiuvare l’azione di monitoraggio al fine di effettuare scelte ragionate, proficue e con in minor rischio possibile.

Come sfruttare le differenze di prezzo per ottenere profitto

Immagine esemplificativa di arbitraggio

L’opportunità di operare con l’arbitraggio si realizza ogni volta che una stessa attività è contrattata su mercati diversi a prezzi diversi, ma anche quando due attività o asset o beni e servizi pur diversi tra loro sono perfettamente sostituibili e con identico payout. Uno degli effetti dell’arbitraggio è anche il contributo al riallineamento dei prezzi sul mercato. Si ponga, per esempio, la compravendita di un bene comune come il metano: se a Palermo, il metano costa meno che a Milano, l’arbitraggista compra a Palermo per rivendere a Milano, ma in questo modo oltre al profitto per sé contribuisce a riallineare i prezzi perché genera un aumento della domanda a Palermo dove il prezzo del metano aumenterà, mentre l’incremento dell’offerta a Milano farà diminuire il prezzo del bene.

Perché l’arbitraggio, oggi, è meno frequente? Perché il differenziale di prezzo – ovvero il profitto che si ottiene dalla compravendita - si realizza grazie ad un baco comunicativo, ad una inefficienza dell’informazione; poiché le tecnologie attuali hanno notevolmente aumentato la rapidità di comunicazione tra i mercati, le asimmetrie si sono drasticamente ridotte, i prezzi sono grosso modo identici ovunque e di conseguenza l’arbitraggio non trova giovamento e non si pratica più con frequenza.

Tuttavia, la pratica dell’arbitraggio torna ad avere i suoi effetti soprattutto sugli attuali strumenti finanziari detti “derivati” e con la funzione principale di riallineamento dei prezzi. L’arbitraggio con i derivati – per essere efficace – deve avere per oggetto strumenti pur diversi ma dallo stesso payout, come per esempio titoli azionari e i future, purché abbiano lo stesso paniere sottostante, oppure strumenti che si possono replicare “sinteticamente” come le triangolazioni sui mercati valutari.

Le opportunità maggiori si verificano con gli strumenti derivati il cui legame di prezzo tra titolo sottostante e titolo derivato – stabilito da rigorose formule matematiche - è rigido almeno nel brevissimo periodo, rendendo le due attività di fatto sostituibili tra loro. L’effetto dell’arbitraggio in questi casi è di riallineamento dei prezzi, ripristinando il cosiddetto fair value o giusto valore. Ecco come funziona:

  • il prezzo del future è superiore al fair value (Ipotesi 1): l’arbitraggista acquista le azioni del sottostante e vende il future. L’effetto sui mercati è che il prezzo del derivato scende e quello del sottostante sale.
  • Il prezzo del future è inferiore al fair vale (ipotesi 2): l’arbitraggista vende le azioni del sottostante e acquista il derivato. L’effetto sul mercato è che il prezzo del sottostante scende e quello del derivato sale.

In entrambi i casi, l’operazione di arbitraggio ripristina il fair value dei beni oggetto della trattativa.

L'articolo è stato scritto dalla Redazione di ElaMedia Group

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