Con l’avvento delle nuove tecnologie molti aspetti della nostra vita quotidiana sono stati modificati. Sia dal punto di vista personale che dal punto di vista professionale parecchie situazioni risultano essere ribaltate e ciò che prima sembrava pura e mera utopia oggi è diventato un qualcosa di fattibile.

Nella fattispecie, visti i grandi mutamenti avvenuti nell’ultimo ventennio, vogliamo focalizzare l’attenzione sul mondo degli investimenti e in particolar modo in quello del trading online.
Riconosciuto da tutto il mondo con l’acronimo TOL è divenuto legale in Italia solamente a partire dal 1999 quando la CONSOB ne ha regolamentato e quindi imposto dettagli e dettami da dovere rispettare.

Questo servizio consente di acquistare e quindi anche vendere online alcuni strumenti finanziari come obbligazioni, futures, azioni e titoli di stato e così facendo, permettono dunque di fare investimenti in piena autonomia, abbattendo i costi di commissione richiesti dagli investitori.

Doveroso comunque fare alcune precisazioni prima che possa passare un messaggio sbagliato: oggi tutti noi potremmo dilettarci negli investimenti accedendo tranquillamente a siti appositi. Ovviamente, però, se non si è del mestiere o comunque del campo le possibilità di perdite ingenti aumentano in modo esponenziale pertanto prima di cadere in errore è doveroso pensarci su più di una volta.
Un caso particolare, che ultimamente ha preso quanto mai campo, è quello dell’investimento nel mondo petrolifero: monitorare l’andamento del petrolio per fare del trading non è semplice ipso facto vi rimandiamo all’ausilio degli esperti.

Il greggio e la sua importanza

Spesso si cade nella gaffe di identificare il petrolio con la benzina o comunque ritenere essa l’unico derivato: in realtà questo è un errore marchiano perché nella vita di tutti i giorni sono tantissimi i prodotti che sono dei derivati effettivi del greggio stesso.

Oltre alla già citata benzina pasti pensare ad oggetti come la plastica che contengono quantità tutt’altro che indifferenti di greggio. Anche il gasolio, il catrame, il cherosene, l’asfalto e via discorrendo sono tutti derivati.

In generale, comunque, l’intera energia che viene consumata quotidianamente (sotto ogni sua forma) è composta all’80% di greggio. Non poco.

Per questo motivo l’estrazione del petrolio è ritenuta da molti una fonte economica di sicuro investimento. Purtroppo però essendo una risorsa naturale non rinnovabile prima o poi sarà destinata ad esaurirsi e a quel punto si renderebbe necessario l’utilizzo di fonti di energia alternative.

I principali estrattori di oro nero si trovano in Medio Oriente e in particolar modo nel bacino prossimo al golfo Persico: altre consistenti riserve si trovano in Cina, Russia, Usa, parte dell’Africa e India. Vediamo meglio come l'andamento del petrolio incide nel trading.

L'impatto sul  trading 

andamento del petrolio

Quando in genere si parla di trading e andamento del petrolio ci si riferisce a due particolari tipologie di oro nero: la WTI (che sta per West Texas Intermediate) e il brent. Entrambe sono estremamente raffinate ed hanno valutazioni pressoché simili al prezzo del barile.
Ma andiamo a vedere che tipologie di trading si possono fare su questo mercato.

  • Investimenti tramite CFD: permette di ottenere ingenti guadagni su un asset senza possederlo in maniera diretta e il suo acronimo sta per ‘contratti per differenza’. Il rischio di perdite esagerate ovviamente è dietro l’angolo pertanto va prestata estrema attenzione su ogni movimento che si decide di fare. Oltre che sul greggio tramite i CFD si può fare trading anche su oro, rame, argento, zinco e tanto altro;
  • Investimenti tramite Futures: consiste nell’acquisto effettivo di barili di greggio. Probabilmente è il modo più classico ma ovviamente è quello che presenta più rischi potenziali perché bisogna indovinare il giusto momento per acquistarli cogliendo i tempi di movimento dei prezzi. Unico problema è l’effettiva conservazione dello stesso: lo spazio richiesto, materialmente, sarebbe tanto e non è detto che chiunque decida di investire in borsa abbia la possibilità di conservarlo;
  • Investimenti tramite ETF: è il metodo più veloce e sicuro e non obbliga le persone a sborsare cifre esagerate pur di investire in borsa. I titoli possono essere venduti quotidianamente al prezzo di mercato corrente.

Andamento del petrolio e previsioni

andamento del petrolio

Il 2020 conferma l’andamento del petrolio con prezzi al ribasso ma solo in parte come deriva di quanto prospettato nel 2019, a cui si è aggiunta la crisi generata dall’emergenza sanitaria del COVID19. Già nel 2019, l’anno si è aperto con un calo del prezzo del greggio che ha toccato quota 50 $ al barile (per il Brent). In trend al ribasso che aveva già avuto inizio a ottobre 2018. Nonostante i paesi OPEC abbiano cercato di mantenere alti i prezzi optando per un taglio della produzione a “soli” 1,2 milioni di barili al giorno per tutto il mese di gennaio 2019 (di cui 800 mila prodotti nei Paesi Membri dell’OPEC e 400 mila da paesi non membri), ciò non è servito ad arrestare il trend al ribasso e la diminuzione dei prezzi. La causa, allora, fu ascrivibile all’incremento di produzione da parte di Stati Uniti e Russia, quando la produzione di greggio americano difatti superò quella saudita con circa 11,7 milioni di barili al giorno andando ad aumentare e diversificare l’offerta che grazie allo share oil ha generato 8 milioni di barili al giorno. Allo stesso modo, la produzione russa aveva sopravanzato quella dei paesi OPEC con 11,42 milioni di barili al giorno. In questo quadro si inseriva un minor calo delle scorte USA rispetto al previsto: si ipotizzava, infatti, una perdita di 2,4 milioni di barili, ma in realtà il calo è stato solo di 0,5 milioni di barili al giorno.

Le previsioni relative al 2019 stimavano, tuttavia, una ripresa e un aumento dei prezzi sull'andamento del petrolio seppur con prudenza. La svolta nel 2020 non si è verificata. Le previsioni del 2020 sono state ripetutamente riviste alla luce di una serie di eventi concomitanti a partire dalla guerra energetica tra sauditi e russi, alla grande spinta soluzioni sempre più green che richiedano il minor uso possibile di carburanti fossili e derivati del greggio e non ultima la diffusione del coronavirus.

A marzo 2020 la quotazione del WTI e del Brent sono entrambe crollate di oltre il 30% per via del fallimento del meeting OPEC e per le decisioni successivamente adottate dai produttori. Ad Aprile, la situazione dei prezzi era ulteriormente peggiorata da una parte perché il greggio texano è finito sotto la parità per la prima volta nella storia e dall’altra per la drastica riduzione dei consumi dovuta al lockdown globale e quasi contemporaneo nella maggior parte dei paesi per via della pandemia e delle riduzioni di spostamenti e chiusure forzate delle attività. Con il rallentamento delle misure restrittive, sia la produzione che il prezzo del greggio hanno cercato di riprendere quota, ma con molta cautela nei confronti delle previsioni future a causa della grande volatilità e delle incertezze dell’economia globale.

Le ultime previsioni formulate dagli analisti di Citibank sull'andamento del petrolio stimano una ripresa sia del texano che del greggio prodotto nel Mare del Nord, mentre restano stabili le stime rispetto alla produzione dei paesi OPEC anche per le continue tensioni interne ed esterne l’area mediorientale. Gli esperti si dicono ottimisti riguardo il recupero del mercato, puntando al rialzo dei prezzi del petrolio per tutto l’arco dell’anno. In particolare, per il terzo trimestre 2020, Citibank prevede l’attestazione del prezzo del Brent a 39 $ al barile, mentre la quotazione del WTI a 37 $ al barile. Per il 4° trimestre 2020, le previsioni stimano lo stabilizzarsi delle quotazioni per Brent e WTI rispettivamente a 48 $ al barile e 45 $ al barile. La media su tutto l’anno 2020 è fissata su quotazioni oscillanti intorno a 42 $ al barile per il Brent e 38 $ al barile per il WTI.

Considerata la grande volatilità e le incertezze del periodo, le previsioni sul prezzo del petrolio restano da monitorare e ricalibrare costantemente. Il mercato, innanzitutto, non è ancora tornato ai livelli pre-crisi sanitaria e molti analisti si dichiarano scettici su una ripresa della situazione in tempi rapidi.

Il calo del prezzo è un bene o un male? Per alcuni, soprattutto il consumatore finale, si tratta di un dato positivo, così come per gli Stati Uniti che vedono incrementare le vendite del proprio greggio. Il cambio ai vertici del Governo statunitense con il passaggio all’amministrazione Biden (partito democratico) influenzerà ulteriormente le scelte relativamente al posizionamento del petrolio statunitense sui mercati mondiali e ai nuovi accordi commerciali. Contestualmente, il calo dei prezzi del greggio si inserisce in contesti critici riguardanti le diffuse crisi borsistiche dei titoli tecnologici, la bassa inflazione, la prospettiva di nuove crisi economiche in Europa scatenate dalla pandemia e da fibrillazioni interne continue, nonché il rallentamento generale dell’economia mondiale. Ed è proprio il rallentamento dell’economia mondiale a produrre un calo della domanda del greggio e di conseguenza una riduzione dei prezzi del petrolio ben oltre le manovre e le aspettative di singoli paesi produttori.

La causa principale del trend discendente è, invece, ascrivibile agli Stati Uniti e alla Russia. La produzione di greggio americano, infatti, ha superato quella saudita con circa 11,7 milioni di barili al giorno, andando ad aumentare di fatto l’offerta e grazie allo share oil sono stati generati 8 milioni di barili al giorno. La produzione saudita è stata superata anche dalla Russia che ha sopravanzato i paesi OPEC con 11,42 milioni di barili al giorno. In questo quadro si inserisce anche il minor calo delle scorte USA rispetto al previsto: infatti, si ipotizzava una perdita di 2,4 milioni di barili, ma in realtà il calo è stato solo di 0,5 milioni di barili al giorno.

andamento del petrolio

Le previsioni 2019, tuttavia, stimano un aumento del prezzo del greggio a breve, mantenendo un certo grado di prudenza rispetto all’andamento del petrolio discendente e alla perdita di potere saudita.

Intanto, il calo registrato tra fine 2018 e inizio 2019 è stato pari al 30%, tornando ai valori di inizio 2018 e in alcuni picchi si sono eguagliati il valori del 2017 con una quotazione di 86 $ al barile per il Brent.

L'andamento del petrolio con il calo del prezzo è un bene o un male? Per alcuni è decisamente un dato positivo, il consumatore finale ne trae beneficio così come gli Stati Uniti che vedono incrementare le vendite del loro petrolio, ma allo stesso tempo il calo dei prezzi del greggio si inserisce in un contesto critico con le diffuse crisi borsistiche di numerosi titoli tecnologici, un’inflazione più bassa, la prospettiva di una nuova crisi economica per l’Europa scatenata da fibrillazioni intestine e un rallentamento generale dell’economia mondiale. Ed è proprio il rallentamento dell’economia mondiale a produrre un calo della domanda del greggio e di conseguenza una riduzione dei prezzi del petrolio ben oltre le manovre e le aspettative dei singoli paesi produttori.

L'articolo è stato scritto dalla Redazione di ElaMedia Group